Ho superato gli 85.000 euro nel regime forfettario: cosa succede e da quando pago l’IVA?

Studio PaternòAggiornato al 31 ottobre 20265 minuti di lettura

Se durante l’anno incassi più di 85.000 euro senza superare 100.000 euro, resti nel regime forfettario fino al 31 dicembre. Le fatture di quell’anno non cambiano. Esci dal regime dal 1 gennaio dell’anno successivo e da quel giorno applichi l’IVA. Se invece superi i 100.000 euro, esci subito, nello stesso anno. L’IVA si applica dall’incasso che fa superare la soglia e il reddito di tutto l’anno si calcola con le regole ordinarie.

Le due soglie

La legge 190 del 2014, all’articolo 1, comma 54, fissa a 85.000 euro il limite dei ricavi o compensi dell’anno precedente per applicare il regime. Il comma 71 prevede che chi supera questo limite esca dall’anno successivo. Fa eccezione chi supera i 100.000 euro. In quel caso il regime cessa nell’anno stesso. Se hai più attività con codici ATECO diversi, il limite vale sulla somma dei ricavi e compensi di tutte, come prevede il comma 55.

Per chi è già forfettario conta quello che hai incassato, non quello che hai fatturato. Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate con la circolare 32/E del 5 dicembre 2023. Una fattura emessa a dicembre e pagata a gennaio conta per l’anno nuovo.

Esempio con 95.000 euro di incassi

È un esempio inventato. Un professionista incassa 95.000 euro nel 2026. Ha superato gli 85.000 euro di 10.000 euro ed è rimasto sotto i 100.000 euro di 5.000 euro. Per il 2026 resta forfettario, paga l’imposta sostitutiva e le fatture dell’anno restano senza IVA.

Dal 1 gennaio 2027 è nel regime ordinario o semplificato. Una prestazione da 1.000 euro diventa una fattura da 1.000 euro più 220 euro di IVA, 1.220 euro in tutto. Per un cliente impresa l’IVA può essere detraibile, ma dipende dalla sua attività e dalle regole di detrazione. Con i privati il discorso cambia. Se il cliente continua a pagare 1.000 euro tutto compreso, a te restano 819,67 euro di imponibile e 180,33 euro vanno all’Erario. Fai questo conto prima di gennaio.

Nel nuovo anno tieni i registri IVA, fai le liquidazioni periodiche e presenti la dichiarazione IVA. Il reddito si calcola sui costi effettivi, con l’IRPEF a scaglioni, e le ritenute d’acconto tornano applicabili nei casi previsti dalla legge.

Esempio con 105.000 euro di incassi

Anche questo è inventato. Il professionista ha incassato 88.000 euro fino a ottobre. A ottobre emette due fatture senza IVA, una da 4.000 euro e una da 13.000 euro. Il 20 novembre gli pagano quella da 13.000 euro e arriva a 101.000 euro. A dicembre incassa anche quella da 4.000 euro e chiude l’anno a 105.000 euro.

Secondo la circolare 32/E, la fattura da 13.000 euro va integrata con una nota di variazione in aumento, con l’IVA di 2.860 euro da addebitare al cliente a titolo di rivalsa. L’IVA va sull’intero importo della fattura e non sui soli 1.000 euro che superano la soglia. La fattura da 4.000 euro, emessa prima dell’incasso che ha fatto superare il limite, non va rettificata. Le prestazioni successive al 20 novembre si fatturano con IVA.

C’è un secondo effetto, spesso più pesante. Per tutto il 2026 il reddito non si calcola più con il coefficiente forfettario ma con le regole ordinarie, anche sugli 88.000 euro incassati prima di novembre. Dal superamento tieni scritture contabili e registri IVA, annotando anche le operazioni precedenti. I clienti sostituti d’imposta applicano la ritenuta d’acconto sui pagamenti successivi al superamento, anche per fatture emesse prima. Nell’esempio la subiscono sia il pagamento da 13.000 euro sia quello da 4.000 euro.

L’IVA sugli acquisti già fatti

Quando passi al regime IVA ordinario puoi recuperare in parte l’IVA che hai pagato da forfettario su beni e servizi non ancora utilizzati, come le merci in magazzino e i beni strumentali ancora in corso di ammortamento. È la rettifica della detrazione prevista dall’articolo 19-bis2 del D.P.R. 633 del 1972. Secondo la circolare 32/E, chi esce dall’anno successivo la indica nella dichiarazione IVA del primo anno di regime ordinario. Chi supera i 100.000 euro la indica nella dichiarazione IVA dell’anno in cui ha superato la soglia. Per un professionista con pochi beni l’importo è spesso modesto. Chi ha merci o attrezzature recenti fa bene a calcolarlo.

Cosa può cambiare dal 2027

Il disegno di legge di bilancio per il 2027, approvato dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre 2026, deve ancora passare in Parlamento. Secondo le notizie di stampa interviene anche sulle soglie del forfettario, ma il testo definitivo e il trattamento IVA non sono ancora noti. Prima di decidere prezzi o regime fiscale per il 2027, controlla la legge approvata e la sua decorrenza.

Se superi la soglia una volta sola, l’uscita non è definitiva. Se hai gli altri requisiti, rientri nel forfettario dall’anno successivo a quello in cui torni sotto gli 85.000 euro.

Come possiamo aiutarti

Se sei vicino alla soglia possiamo controllare con te gli incassi dell’anno e il loro calendario, e stimare quanto cambiano prezzi e imposte nell’anno dopo. Se l’hai già superata, possiamo preparare le note di variazione, aprire i registri e calcolare la rettifica dell’IVA. Vicino ai 100.000 euro conviene fare questo controllo prima che arrivi il pagamento che fa superare la soglia.

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Fonti

  • Legge 23 dicembre 2014, n. 190, art. 1, commi 54, 55 e 71, come modificati dalla legge 29 dicembre 2022, n. 197, art. 1, comma 54.
  • D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, artt. 19-bis2 e 26, nei passaggi richiamati dalla circolare 32/E del 2023.
  • Agenzia delle Entrate, circolare n. 32/E del 5 dicembre 2023, paragrafi 2.1, 2.2, 3.1.1, 3.1.2, 3.2, 3.3, 4.1 e 4.2.

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