Forfettario artigiano o commerciante: conviene chiedere la riduzione del 35% dei contributi INPS?

Studio PaternòAggiornato al 31 ottobre 20265 minuti di lettura

La riduzione del 35% alleggerisce i versamenti INPS, ma non conviene automaticamente a tutti. Di solito conviene a chi ha un reddito forfettario sopra i 29.000 euro circa, perché l’anno resta accreditato per intero. Sotto quella cifra si perdono mesi di contribuzione. Prima di aderire confronta il risparmio immediato con gli effetti sui mesi accreditati e sull’importo della futura pensione.

Come funziona la riduzione

La legge che ha introdotto il regime forfettario prevede un regime contributivo agevolato per chi esercita attività d’impresa ed è iscritto alla gestione artigiani o alla gestione commercianti dell’INPS. Chi aderisce paga i contributi sul reddito forfettario con una riduzione del 35%. La riduzione si applica sia ai contributi sul minimale sia a quelli sul reddito che lo supera. Nel 2026, fino a 56.224 euro di reddito, l’aliquota è il 24% per gli artigiani e il 24,48% per i commercianti. Con la riduzione si scende al 15,6% e al 15,912%.

La riduzione non è automatica. Chi è già in attività la chiede con una domanda telematica all’INPS entro il 28 febbraio dell’anno per cui la vuole. Se il termine non è rispettato, la riduzione parte solo dall’anno successivo. Nel 2027 il 28 febbraio cade di domenica, quindi conviene non aspettare l’ultimo giorno. Chi apre l’attività in corso d’anno presenta la domanda il prima possibile dopo l’iscrizione. Chi l’ha già ottenuta la mantiene negli anni successivi, finché resta nel forfettario e non rinuncia.

L’uscita è definitiva. Chi lascia il regime agevolato, per rinuncia o perché perde i requisiti del forfettario, non può più rientrarci, anche se in seguito torna ad averli.

L’effetto sulla pensione

Questo è il punto da controllare prima di decidere. L’INPS accredita i dodici mesi dell’anno solo se i contributi versati arrivano almeno al contributo calcolato sul minimale di reddito. Nel 2026 il minimale è 18.808 euro e il contributo su quel minimale, senza la maternità, è 4.513,92 euro per un artigiano e 4.604,20 euro per un commerciante. Se si versa meno, i mesi accreditati si riducono in proporzione.

Con la riduzione del 35% si arriva a quel contributo solo se il reddito forfettario supera circa 28.935 euro, per entrambe le gestioni. Chi ha un reddito forfettario fino al minimale paga il contributo minimo ridotto e si vede accreditare il 65% dell’anno, cioè poco meno di otto mesi su dodici. Dieci anni così fanno 42 mesi in meno di anzianità contributiva. Tra il minimale e 28.935 euro i mesi accreditati crescono in proporzione ai contributi versati, ma restano meno di dodici. E anche quando i mesi sono pieni, contributi più bassi vogliono dire una pensione più bassa, perché l’importo dipende in larga parte da quanto si è versato.

Un esempio con numeri inventati

Prendiamo un artigiano forfettario con un reddito forfettario di 30.000 euro, cioè il reddito già calcolato con il coefficiente di redditività. Contiamo solo i contributi IVS, senza i 7,44 euro annui di maternità, e applichiamo l’imposta sostitutiva al 15%. Per semplicità supponiamo che deduca nello stesso anno i contributi di quell’anno. In pratica si deducono i contributi versati nell’anno.

Con i contributi pieni paga 7.200 euro all’INPS. Il reddito imponibile scende a 22.800 euro e l’imposta sostitutiva è 3.420 euro. Il totale è 10.620 euro.

Con la riduzione paga 4.680 euro di contributi. Il reddito imponibile è 25.320 euro e l’imposta sostitutiva sale a 3.798 euro. Il totale è 8.478 euro.

Il risparmio sui contributi è 2.520 euro, ma 378 euro tornano al fisco, perché i contributi sono deducibili dal reddito forfettario e dedurne meno fa salire l’imposta. Il risparmio netto è 2.142 euro all’anno. I 4.680 euro superano il contributo sul minimale, quindi l’anno è accreditato per intero. Per un commerciante con lo stesso reddito il risparmio netto è 2.184,84 euro.

Lo stesso artigiano con un reddito fino al minimale pagherebbe 2.934,05 euro invece di 4.513,92 euro, con un risparmio contributivo di 1.579,87 euro, e perderebbe più di quattro mesi di contribuzione all’anno.

Quando la riduzione non conviene

Non conviene a chi ha un reddito forfettario sotto i 29.000 euro circa e ha bisogno di anni interi di contribuzione per arrivare alla pensione, soprattutto se mancano pochi anni ai requisiti. I mesi persi non si recuperano con la domanda.

Non conviene di solito al pensionato con più di 65 anni che ha già la riduzione del 50% prevista per i pensionati. Con il regime agevolato quella riduzione non si applica.

Chi si è iscritto per la prima volta nel 2025 deve confrontarla con la riduzione del 50% per 36 mesi prevista dalla legge di bilancio 2025. Quella riduzione riguarda i soli contributi IVS e non si cumula con il regime agevolato dei forfettari. La circolare INPS n. 14 del 2026 la riferisce agli iscritti per la prima volta nel 2025.

Infine la riduzione del 35% non riguarda i professionisti senza cassa. Chi è iscritto alla gestione separata INPS paga l’aliquota della gestione separata, senza riduzione.

Come possiamo aiutarti

Se hai un reddito vicino alla soglia o sei a pochi anni dalla pensione, possiamo fare il calcolo sui tuoi numeri e sul tuo estratto conto contributivo. Se il tuo reddito è stabilmente sopra i 30.000 euro e la pensione è lontana, la domanda puoi presentarla anche da solo.

Studio Paternò, Pescara e Bergamo · 085 374220 · info@studiopaterno.com

Fonti

  • Legge 23 dicembre 2014, n. 190, art. 1, commi 64, 76, 77 e 82, con il comma 77 modificato dalla legge 28 dicembre 2015, n. 208, art. 1, comma 111.
  • Legge 8 agosto 1995, n. 335, art. 2, comma 29, richiamata dal comma 77.
  • Legge 30 dicembre 2024, n. 207, art. 1, comma 186.
  • Circolare INPS n. 29 del 10 febbraio 2015.
  • Circolare INPS n. 35 del 19 febbraio 2016.
  • Circolare INPS n. 83 del 24 aprile 2025.
  • Circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026.

Leggi anche

Tutti gli approfondimenti
Consulenza fiscale Forfettario: quali adempimenti restano anche se non paghi l’IVA e non scarichi le spese? Leggi l'articolo Consulenza fiscale Imposta al 5% per i primi cinque anni nel forfettario: chi ne ha diritto e quando la perdi? Leggi l'articolo Consulenza fiscale Con il concordato preventivo biennale sei davvero al riparo dagli accertamenti? Leggi l'articolo

Contatti

Telefono085 374220 r.a. Posta elettronicainfo@studiopaterno.com PECstudiopaterno@legalmail.it Modulo di contattoCompila il modulo