Smart&Start Italia: come funziona il finanziamento a tasso zero e chi può chiederlo?

Studio PaternòAggiornato al 31 ottobre 20266 minuti di lettura

Smart&Start Italia è un finanziamento senza interessi per le startup innovative, che copre l’80 per cento delle spese di un piano d’impresa tra 100.000 euro e 1,5 milioni di euro e va restituito in un massimo di dieci anni. La percentuale sale al 90 per cento se la società è composta solo da donne o da giovani fino a 35 anni, oppure se fra i soci c’è un dottore di ricerca che lavora stabilmente all’estero. Se la startup ha sede in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna o Sicilia restituisci il 70 per cento del finanziamento. Possono chiederlo le startup innovative iscritte nella sezione speciale del Registro delle imprese, le persone fisiche che vogliono costituirne una e le imprese straniere che aprono una sede in Italia.

Da dove nasce e chi lo gestisce

La misura è stata istituita con il decreto del Ministero dello sviluppo economico del 24 settembre 2014, rivisto con il decreto del 30 agosto 2019 e aggiornato con il decreto del Ministero delle imprese e del made in Italy del 13 luglio 2026. La gestisce Invitalia. Lo sportello è aperto, senza graduatorie e senza scadenze. Invitalia indica che le domande sono esaminate in ordine di arrivo entro 60 giorni dalla presentazione. Si presentano online dall’area personale sul sito di Invitalia.

Il decreto del 13 luglio 2026 adegua la misura alla nuova definizione di startup innovativa introdotta dalla legge 16 dicembre 2024 n. 193, semplifica la valutazione dei piani e precisa le regole sugli investimenti nel capitale ai fini della conversione del finanziamento in contributo. Il decreto stesso prevede che si applichi dalla pubblicazione della circolare con le disposizioni operative, tenendo conto delle pratiche già avviate. Prima di presentare la domanda controlla quale versione delle regole è operativa.

Chi può chiederlo

La startup deve essere iscritta nella sezione speciale del Registro delle imprese, avere i requisiti dell’articolo 25 del decreto legge 179 del 2012 come modificato nel 2024 ed essere una micro, piccola o media impresa, con sede legale e operativa in Italia. Se sei una persona fisica, puoi presentare la domanda prima di costituire la società. In questo caso la società va costituita entro 30 giorni dalla comunicazione di ammissione. Le imprese straniere possono partecipare se si impegnano ad aprire almeno una sede operativa in Italia.

Tra i requisiti c’è anche la polizza contro i danni da eventi catastrofali prevista dalla legge di bilancio 2024. Il Ministero la indica fra le condizioni valutate per concedere ed erogare le agevolazioni.

Che progetti finanzia

Il piano deve avere almeno una di queste caratteristiche. Un contenuto tecnologico e innovativo significativo. Lo sviluppo di prodotti, servizi o soluzioni nell’economia digitale, nell’intelligenza artificiale, nella blockchain o nell’internet delle cose. Lo sfruttamento economico dei risultati della ricerca pubblica e privata, per esempio con uno spin off.

Le spese ammesse sono impianti, macchinari e attrezzature tecnologici nuovi di fabbrica, brevetti, marchi, licenze, certificazioni e know how, servizi legati al piano come sviluppo software, consulenze specialistiche tecnologiche, servizi di incubatori e acceleratori, marketing e web marketing. Rientra anche il personale dipendente e i collaboratori con i titoli richiesti per le startup innovative, cioè dottorato, attività di ricerca o laurea magistrale, per la parte impiegata nel piano. Entro il 20 per cento di queste spese si può coprire anche il capitale circolante, cioè materie prime, servizi necessari all’attività come hosting e housing, e godimento di beni di terzi.

Il piano deve partire dopo la domanda e chiudersi entro 24 mesi dalla firma del contratto di finanziamento. Un piano avviato prima della domanda non è ammesso.

Quanto ottieni e come restituisci

Il finanziamento non ha interessi e Invitalia precisa che non richiede garanzie. Si restituisce in un massimo di dieci anni, a partire dal dodicesimo mese successivo all’ultima quota ricevuta. Sono previsti anche servizi di tutoraggio tecnico e gestionale. Secondo la pagina del Ministero aggiornata al decreto del 2026, spettano alle imprese costituite da non più di 36 mesi alla data della domanda e valgono 10.000 euro.

Facciamo un esempio inventato. Una startup con sede a Pescara presenta un piano da 500.000 euro. Il finanziamento all’80 per cento vale 400.000 euro. Gli altri 100.000 euro li deve mettere l’impresa. Perché la sede è in Abruzzo, ne restituisce il 70 per cento, cioè 280.000 euro, e 120.000 euro restano a fondo perduto. Se il piano di rimborso dura dieci anni, la restituzione vale in media 28.000 euro l’anno. Se la società fosse composta solo da soci sotto i 36 anni, il finanziamento salirebbe al 90 per cento, cioè 450.000 euro, di cui 315.000 da restituire.

La conversione in contributo a fondo perduto

Se dopo l’ammissione la startup riceve investimenti nel capitale da investitori terzi o da soci persone fisiche, può chiedere di convertire una parte del finanziamento in contributo a fondo perduto. La conversione arriva fino al 50 per cento delle somme apportate e comunque fino al 50 per cento delle agevolazioni concesse. Nell’esempio, con 400.000 euro di finanziamento e un aumento di capitale di 200.000 euro da un investitore, la conversione potrebbe arrivare a 100.000 euro. Il decreto del 2026 prevede che la richiesta si presenti dopo l’erogazione a saldo e che l’investitore terzo non faccia già parte della compagine sociale alla data dell’atto.

Gli errori che costano l’agevolazione

Il primo è iniziare il progetto prima della domanda. Il secondo è perdere i requisiti di startup innovativa durante il piano, per esempio distribuendo utili o spostando l’attività verso la consulenza. Il decreto del 2026 prevede la revoca se manca uno dei requisiti, salvo la crescita dimensionale dovuta allo stesso piano. Il terzo è sottovalutare la quota a tuo carico, che è almeno il 20 per cento del piano, o il 10 per cento con la maggiorazione. Il quarto è dimenticare la polizza catastrofale. Il quinto è leggere il finanziamento come un contributo. Anche al Sud la parte da restituire è la maggiore.

Come possiamo aiutarti

Possiamo verificare se la tua startup ha i requisiti, costruire con te il piano d’impresa e la previsione di cassa per il rimborso, e seguire la rendicontazione delle spese. Se stai cercando investitori, valutiamo insieme la conversione di una parte del finanziamento. Contatta lo Studio Commerciale Paternò.

Studio Paternò, Pescara e Bergamo · 085 374220 · info@studiopaterno.com

Fonti

  • D.M. Ministero dello sviluppo economico 24 settembre 2014, regime di aiuto per le start-up innovative, come modificato dal D.M. 30 agosto 2019
  • D.M. Ministero delle imprese e del made in Italy 13 luglio 2026, modifiche alle disposizioni per la concessione delle agevolazioni Smart&Start Italia, artt. 1 e 2
  • Circolare Ministero dello sviluppo economico 16 dicembre 2019, n. 439196, e circolare 4 luglio 2022, n. 253833
  • Art. 25 D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito dalla L. 17 dicembre 2012, n. 221, come modificato dalla L. 16 dicembre 2024, n. 193
  • Art. 1, commi 101 e seguenti, L. 30 dicembre 2023, n. 213, e D.M. Ministero delle imprese e del made in Italy 18 giugno 2025 (polizze catastrofali)
  • Ministero delle imprese e del made in Italy, pagina “Sostegno alle startup innovative (Smart & Start Italia)”, consultata il 31 ottobre 2026
  • Invitalia, Smart&Start Italia, pagine “Cos’è”, “Cosa finanzia”, “Agevolazioni” e “Normativa”, consultate il 31 ottobre 2026

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