La rideterminazione può convenire quando hai cripto comprate a un prezzo molto più basso del loro valore e pensi di venderle a un prezzo almeno vicino a quel valore. Paghi subito un’imposta ridotta sul valore intero e poi, quando vendi, paghi il 33 per cento solo sulla parte di guadagno che supera il valore rideterminato. Si può fare solo quando una legge apre la finestra. L’ultima riguardava le cripto possedute al 1° gennaio 2025, con imposta del 18 per cento da versare, per intero o come prima rata, con scadenza a fine novembre 2025. Quella finestra è chiusa.
Come funziona la rideterminazione
Di regola, quando vendi una cripto, la plusvalenza è la differenza tra il prezzo di vendita e quanto l’hai pagata. Dal 2026 su questa differenza paghi un’imposta sostitutiva del 33 per cento.
La rideterminazione ti permette di sostituire il costo di acquisto con il valore della cripto a una certa data. In cambio paghi un’imposta sostitutiva su tutto quel valore, non sul guadagno. La legge di bilancio 2023 l’ha introdotta per il valore al 1° gennaio 2023, con imposta del 14 per cento. La legge di bilancio 2025 l’ha riaperta per il valore al 1° gennaio 2025, con imposta del 18 per cento, versamento in unica soluzione o fino a tre rate annuali di pari importo, con interessi del 3 per cento annuo sulle rate successive alla prima. Il versamento si fa con il modello F24.
Il valore da usare è il valore normale alla data, che in genere si ricava dalla piattaforma su cui hai le cripto. La rideterminazione riguarda tutte le unità che possiedi di quella cripto: non puoi sceglierne solo una parte.
Un esempio con i numeri
Esempio inventato. Hai comprato una cripto a 2.000 euro. Al 1° gennaio 2025 valeva 20.000 euro e hai scelto la rideterminazione. Oggi la vendi a 25.000 euro.
Con la rideterminazione paghi il 18 per cento di 20.000, cioè 3.600 euro. Alla vendita la plusvalenza è 25.000 meno 20.000, cioè 5.000 euro. Il 33 per cento di 5.000 è 1.650 euro. In totale paghi 5.250 euro.
Senza la rideterminazione la plusvalenza è 25.000 meno 2.000, cioè 23.000 euro. Il 33 per cento di 23.000 è 7.590 euro.
La differenza è 2.340 euro a favore della rideterminazione.
Quando non conviene
La rideterminazione ti espone al rischio di un calo del prezzo. Se dopo la data il valore scende, l’imposta pagata resta pagata.
Nello stesso esempio, se vendi a 10.000 euro, con la rideterminazione hai pagato 3.600 euro e alla vendita non hai plusvalenza. La differenza tra 10.000 e 20.000 non diventa una minusvalenza da usare contro altri guadagni. La legge lo esclude. Senza la rideterminazione avresti pagato il 33 per cento di 8.000, cioè 2.640 euro. In questo scenario avresti pagato 960 euro di imposte in più.
Nell’esempio il punto di pareggio è un prezzo di vendita di circa 12.909 euro. Sotto quel prezzo la rideterminazione costa più di quanto fa risparmiare.
C’è anche una regola di massima sul costo. Se vendi esattamente al valore rideterminato, conviene solo se hai pagato la cripto meno di circa il 45 per cento di quel valore. Se il costo è più alto, il 18 per cento sul valore intero pesa più del 33 per cento sul guadagno. Pesa anche il tempo. Se pensi di tenere le cripto per molti anni senza venderle, anticipi un’imposta su un guadagno che forse non realizzerai.
Se hai già aderito nel 2025
Se hai scelto le rate, controlla le scadenze delle rate successive e gli interessi del 3 per cento annuo. Se salti una rata, chiedi subito una verifica delle conseguenze. Quando vendi, nella dichiarazione dei redditi il costo da indicare è il valore rideterminato, non il prezzo di acquisto. Conserva la schermata o l’estratto della piattaforma con il valore al 1° gennaio 2025 e le quietanze degli F24. Sono i documenti che ti chiederanno in caso di controllo.
Se hai cripto su più piattaforme o hai fatto molte operazioni, ricostruisci per ciascuna cripto il costo e il valore rideterminato.
Quando ha ancora senso parlarne
La rideterminazione è stata prevista due volte, per il 2023 e per il 2025, sempre con la legge di bilancio. Se una prossima legge la riapre per una data successiva, il conto da fare è lo stesso dell’esempio, con l’aliquota e la data nuove. Prima di decidere confronta quanto hai pagato con il valore alla data. Poi chiediti se pensi di vendere presto e quanto sei disposto a perdere se il prezzo scende.
Come possiamo aiutarti
Se hai aderito nel 2025, possiamo controllare il valore usato, le rate e il calcolo della plusvalenza quando vendi. Se si apre una nuova finestra, facciamo con te il confronto sui tuoi numeri. Se il costo è vicino al valore o pensi di non vendere, ti diremo che non conviene.
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Fonti
- D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 67, comma 1, lettera c-sexies), e art. 68, comma 9-bis
- L. 29 dicembre 2022, n. 197, art. 1, commi 133-135 (rideterminazione al 1° gennaio 2023 con imposta del 14 per cento)
- L. 30 dicembre 2024, n. 207, art. 1, commi da 23 a 29 (aliquota del 33 per cento dal 2026 e rideterminazione al 1° gennaio 2025 con imposta del 18 per cento)
- Agenzia delle Entrate, circolare n. 30/E del 27 ottobre 2023
