La banca può chiedere una previsione di cassa a dodici mesi per capire se, mese dopo mese, l’impresa avrà liquidità sufficiente a sostenere le spese e rimborsare i finanziamenti. Le garanzie vengono dopo. La stessa verifica la chiede il codice della crisi all’imprenditore, almeno per i dodici mesi successivi. Lo strumento più semplice è un budget di cassa mese per mese, confrontato ogni mese con il conto corrente.
Cosa chiede la legge
L’articolo 2086 del codice civile obbliga l’imprenditore che opera in forma societaria o collettiva a istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche per rilevare in tempo la crisi. L’articolo 3 del codice della crisi chiede all’imprenditore individuale misure idonee allo stesso scopo. Assetti e misure devono permettere di verificare la sostenibilità dei debiti e le prospettive di continuità aziendale almeno per i dodici mesi successivi. La legge non indica lo strumento. Per una piccola impresa il budget di cassa è il più diretto.
Lo stesso articolo 3 elenca i segnali d’allarme. Retribuzioni scadute da almeno trenta giorni per oltre la metà degli stipendi di un mese. Debiti verso fornitori scaduti da almeno novanta giorni per un importo superiore a quelli non ancora scaduti. Esposizioni verso banche e finanziarie scadute da più di sessanta giorni, o oltre il fido da almeno sessanta giorni, se pesano almeno il cinque per cento di tutte le esposizioni. Debiti verso INPS, INAIL, Agenzia delle entrate e agente della riscossione sopra le soglie fissate dall’articolo 25-novies.
Perché la banca lo chiede
Per una piccola impresa la fonte principale di rimborso è la cassa prodotta dall’attività ordinaria. La banca vuole vedere se l’impresa potrà pagare le rate oggi e nei mesi successivi, su proiezioni realistiche che partono dai dati storici. Spesso verifica anche cosa succede con meno incassi o tassi più alti. Il budget deve quindi tornare con bilancio ed estratti conto e avere anche un’ipotesi prudente.
Cosa contiene un budget di cassa
Le colonne sono i dodici mesi, la prima riga è il saldo bancario di partenza. Gli incassi si scrivono nel mese in cui il cliente paga, IVA compresa, i fornitori secondo le dilazioni. Poi stipendi e tredicesima, F24 di contributi e ritenute, IVA, imposte con saldo e acconti, rate di mutui e leasing, affitto, utenze, investimenti. La stagionalità va scritta mese per mese. Il fido non si scrive tra gli incassi, perché il budget serve proprio a dire quanto fido serve e per quanti mesi.
Un esempio con numeri inventati
Un’impresa parte a gennaio con 20.000 euro sul conto. Prevede di incassare 50.000 euro a gennaio, 55.000 a febbraio, 60.000 al mese da marzo ad agosto, 70.000 a settembre e ottobre e 60.000 a novembre e dicembre, in tutto 725.000 euro. Ha uscite ordinarie per 54.000 euro al mese. A maggio e a giugno paga 10.000 e 20.000 euro di scorte per l’estate, a giugno anche 25.000 euro di imposte, a novembre altri 10.000 euro di imposte e a dicembre 8.000 euro di tredicesima.
Nell’anno incassa 4.000 euro più di quanto paga e chiude dicembre con 24.000 euro. A giugno però paga 99.000 euro contro 60.000 di incassi e il conto scende a meno 14.000 euro. Ad agosto è ancora sotto zero di 2.000 euro. Il totale annuo nasconde il buco.
Con una riserva di sicurezza di 10.000 euro il fabbisogno di 14.000 euro diventa un fido di cassa di circa 24.000 euro per l’estate, da chiedere presentando il budget a marzo o aprile. In alternativa si spostano le scorte o si chiede una dilazione al fornitore. Per un fabbisogno limitato a pochi mesi, una linea di credito a breve termine può essere più coerente di un finanziamento pluriennale, ma costi e condizioni vanno confrontati.
Il confronto con il consuntivo
Ogni mese accanto al budget si scrivono incassi e pagamenti reali presi dagli estratti conto. Nell’esempio, se da gennaio a marzo i clienti pagano il dieci per cento in meno, mancano 5.000, 5.500 e 6.000 euro, in tutto 16.500. Se non si recuperano, a giugno il conto scende a meno 30.500 euro e il fido necessario con la stessa riserva sale a 40.500.
Chi se ne accorge ad aprile ha due mesi per sollecitare i clienti o parlare con la banca. A giugno il conto è già scoperto, e uno sconfinamento che dura sessanta giorni può diventare un segnale d’allarme.
Quando puoi fare da solo
Con pochi clienti e fornitori un foglio di calcolo basta. Se il budget mostra un buco di qualche mese, la soluzione è un fido o un anticipo fatture. Se mostra uscite superiori agli incassi in quasi tutti i mesi, il problema è di margini.
In quel caso è utile il test pratico disponibile sulla piattaforma telematica nazionale della composizione negoziata, aggiornato dal Ministero della giustizia con un decreto dirigenziale del 23 aprile 2026. Il test confronta il debito da servire con i flussi annui disponibili per pagarlo. Non dice se l’impresa è in crisi. Misura quanto è difficile il risanamento.
Come possiamo aiutarti
Possiamo impostare con te il primo budget di cassa da bilancio, scadenzario ed estratti conto e seguire il confronto con il consuntivo nei primi mesi, finché non lo aggiorni da solo. Se emerge un fabbisogno, valutiamo quale finanziamento chiedere e quando.
Studio Paternò, Pescara e Bergamo · 085 374220 · info@studiopaterno.com
Fonti
- Art. 2086, secondo comma, codice civile.
- Art. 3, commi 2, 3 e 4, D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14, come sostituito dal D.Lgs. 17 giugno 2022, n. 83.
- Art. 25-novies, comma 1, D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14.
- Decreto dirigenziale del Ministero della giustizia 23 aprile 2026, Bollettino ufficiale del Ministero della giustizia n. 10 del 31 maggio 2026, test pratico per la verifica della ragionevole perseguibilità del risanamento.
