Business plan per un finanziamento in banca: cosa guarda davvero la banca?

Studio PaternòAggiornato al 31 ottobre 20266 minuti di lettura

La banca guarda soprattutto se la cassa che l’impresa genererà nei prossimi anni basta a pagare le rate, comprese quelle che paga già. Il business plan serve a dimostrarlo con numeri coerenti con i bilanci depositati. La banca considera anche la storia dell’impresa, il settore e la qualità della gestione, ma il piano deve prima di tutto mostrare come verranno rimborsate le rate.

Il primo numero è il DSCR

Il DSCR (debt service coverage ratio) è il rapporto tra la cassa che l’impresa genera in un anno e quanto deve pagare alle banche nello stesso anno, quota capitale più interessi. Se vale 1, la cassa copre le rate senza margine. Sotto 1 l’impresa paga le rate con nuovo debito o con la liquidità accantonata.

Nessuna norma fissa una soglia minima. Le banche vogliono un margine sopra 1, che ciascuna fissa nelle proprie politiche di credito, e lo controllano anno per anno. Un buon terzo anno non compensa un primo anno scoperto.

Ogni banca usa la sua formula, ma un piano prudente non calcola il DSCR sul margine operativo lordo. Il MOL non è cassa. Prima delle rate vanno tolte le imposte, gli investimenti e la cassa che resta ferma nei crediti verso i clienti. Il nuovo finanziamento non si conta tra le entrate. Chi lavora su commesse lo sa: i costi del cantiere si pagano subito, il committente paga a stato di avanzamento e spesso in ritardo.

Un esempio con numeri inventati

Un’impresa chiede 150.000 euro al 5% per sostenere due nuove commesse. Ha già rate per 20.000 euro l’anno. Il piano prevede un MOL di 80.000, 90.000 e 100.000 euro nei tre anni. Tolte imposte per 12.000, 15.000 e 18.000 euro, investimenti per 5.000 euro l’anno, 30.000 euro di crediti verso committenti che nel primo anno non rientrano e altri 5.000 nel secondo, la cassa disponibile per le rate è di 33.000, 65.000 e 77.000 euro.

Con un ammortamento in cinque anni a rata costante, la nuova rata annua è di circa 34.650 euro e il servizio del debito sale a circa 54.650 euro l’anno. Calcolato sul MOL, il DSCR del primo anno sembra 1,46. Calcolato sulla cassa è 0,60. Nel secondo e nel terzo anno sale a 1,19 e 1,41.

Con un primo anno di preammortamento si pagano solo gli interessi, 7.500 euro. Il servizio del debito del primo anno scende a 27.500 euro e il DSCR sale a 1,20. Dal secondo anno però le rate vanno ricalcolate. Se la durata resta di cinque anni, il capitale si rimborsa in quattro: la rata sale a circa 42.300 euro e il DSCR scende a 1,04 nel secondo anno e a 1,24 nel terzo. Se la durata passa a sei anni, con cinque anni di ammortamento dopo il preammortamento, la rata torna a circa 34.650 euro e il DSCR resta 1,19 e 1,41. Cambia solo la struttura del prestito, non la cassa dell’impresa. Il piano va costruito prima della richiesta proprio per decidere quale durata e quale preammortamento proporre.

Il secondo numero è il debito rispetto al MOL

La posizione finanziaria netta è la somma dei debiti finanziari meno la liquidità. Divisa per il MOL, indica in quanti anni di margine l’impresa ripagherebbe i debiti. Nell’esempio, con 80.000 euro di debiti esistenti, il nuovo prestito e 30.000 euro in cassa, la posizione finanziaria netta è di 200.000 euro e il rapporto con il MOL del primo anno è 2,5. Anche qui la legge non fissa soglie e ogni banca usa le proprie. Più il rapporto è alto, più la banca chiede spiegazioni o garanzie.

Il terzo numero è il patrimonio

Il terzo indicatore è il patrimonio netto rispetto ai debiti. Un’impresa con patrimonio basso ha poco margine per assorbire una commessa andata male, e la banca chiede spesso un apporto dei soci o una garanzia personale.

Centrale dei rischi e Fondo di garanzia

Prima di andare in banca chiedi gratis alla Banca d’Italia la tua posizione nella Centrale dei rischi e controlla che non ci siano sconfinamenti o ritardi che il piano non spiega. Un piano ottimista accanto a utilizzi oltre il fido negli ultimi mesi perde credibilità.

Molti finanziamenti alle piccole imprese passano con la garanzia del Fondo di garanzia per le PMI. Il Fondo valuta l’impresa con un modello che usa i bilanci, i dati della Centrale dei rischi e quelli delle banche dati creditizie private, e la colloca in una fascia da 1 a 5. La fascia 5 è esclusa. Fino al 31 dicembre 2026 la garanzia diretta copre il 50% dei finanziamenti per liquidità e l’80% di quelli per investimenti, cioè 75.000 o 120.000 euro su 150.000. Per il 2027 il Ministero delle imprese ha presentato alle associazioni uno schema di decreto con coperture per la liquidità dal 40% al 70% secondo la fascia. A fine ottobre 2026 il decreto non risulta adottato e resta possibile una nuova proroga delle regole attuali. Prima della domanda verifica le regole in vigore.

Quando il business plan non basta

Se il DSCR resta sotto 1 anche allungando la durata, il problema è nei margini della commessa o nei tempi di incasso, e un documento scritto meglio non lo risolve. Conviene rinegoziare i pagamenti con il committente o ridurre l’impegno.

Per un fido modesto spesso bastano l’ultimo bilancio e un budget di cassa a dodici mesi, che puoi preparare da solo con un foglio di calcolo e aggiornare ogni mese.

Come possiamo aiutarti

Possiamo costruire con te il piano di cassa a tre anni, calcolare DSCR e posizione finanziaria netta prima dell’incontro con la banca e stimare dai bilanci la fascia del Fondo di garanzia. Se i numeri dicono che il finanziamento non regge, te lo diciamo prima della banca.

Studio Paternò, Pescara e Bergamo · 085 374220 · info@studiopaterno.com

Fonti

  • Art. 2, comma 100, lettera a), L. 23 dicembre 1996, n. 662, Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese.
  • Art. 15-bis D.L. 18 ottobre 2023, n. 145, convertito con modificazioni dalla L. 15 dicembre 2023, n. 191, come modificato dall’art. 1, comma 450, L. 30 dicembre 2024, n. 207.
  • Art. 14, comma 1, D.L. 31 dicembre 2025, n. 200 (G.U. n. 302 del 31 dicembre 2025), convertito dalla L. 27 febbraio 2026, n. 26 (G.U. n. 49 del 28 febbraio 2026), proroga al 31 dicembre 2026.
  • Mediocredito Centrale, Circolare n. 20 del 31 dicembre 2024, Fondo di garanzia per le PMI, applicazione delle misure della legge di bilancio 2025.
  • Mediocredito Centrale, comunicazione del gestore del Fondo di garanzia del 18 giugno 2026.
  • Fondo di garanzia per le PMI, Disposizioni operative, Parte IX, Modelli di valutazione del merito di credito.
  • Banca d’Italia, La Centrale dei rischi in parole semplici, guida pubblicata il 20 agosto 2026.

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