Sì, la legge italiana prevede una strada anche per chi non ha beni né reddito da mettere a disposizione dei creditori. Si chiama esdebitazione del sovraindebitato incapiente ed è regolata dall’articolo 283 del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, il D.Lgs. 14/2019, nel testo modificato dal D.Lgs. 136/2024. È riservata alla persona fisica meritevole, si può ottenere una sola volta, passa dal giudice e non è automatica. Il giudice guarda a come sei arrivato ai debiti e al perché oggi non hai nulla da offrire.
Chi è il debitore incapiente
Per la legge è incapiente la persona fisica che non è in grado di offrire ai creditori alcuna utilità, diretta o indiretta, nemmeno in prospettiva futura. La legge considera incapiente anche chi ha un reddito, se quel reddito, tolte le spese per produrlo e quanto serve al mantenimento suo e della famiglia, non supera una soglia. La soglia è l’assegno sociale aumentato della metà, moltiplicato per il parametro della scala di equivalenza ISEE corrispondente al numero dei componenti del nucleo familiare.
È la situazione di chi ha chiuso un’attività con debiti residui, di chi ha perso il lavoro con un mutuo o dei finanziamenti ancora aperti, di chi ha firmato garanzie per altri e oggi se le vede chieste.
Se i debiti sono nati in una società, la prima cosa da capire è di chi sono davvero, cioè della società, tuoi come socio o tuoi come garante. La risposta cambia la strada da seguire.
Cosa guarda il giudice
Il punto delicato è la tua condotta passata. Il giudice valuta la meritevolezza e verifica che non ci siano atti in frode e che l’indebitamento non sia nato con dolo o colpa grave. Chi si è spogliato dei beni poco prima di chiedere la misura, o chi ha fatto debiti sapendo di non poterli pagare, parte in salita.
La domanda si presenta al giudice tramite l’organismo di composizione della crisi, l’OCC. Va accompagnata dall’elenco dei creditori con le somme dovute, dall’elenco degli atti di straordinaria amministrazione degli ultimi cinque anni, dalle dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni e dall’indicazione delle entrate tue e del nucleo familiare. L’OCC allega una relazione sulle cause dell’indebitamento, sulla diligenza che hai avuto nell’assumere le obbligazioni e sulle ragioni per cui oggi non puoi pagare. Per questo il lavoro vero si fa prima della domanda. Una storia ordinata e coerente con i documenti è la tua difesa principale.
Cosa resta da capire prima di partire
L’esdebitazione non cancella tutto. Per le regole generali del Codice restano fuori gli obblighi di mantenimento e alimentari, i debiti da risarcimento per fatto illecito extracontrattuale e le sanzioni penali e amministrative pecuniarie che non sono accessorie a debiti estinti. Prima di presentare la domanda verifica quali dei tuoi debiti rientrano in queste categorie.
Se un familiare o un amico ha firmato una fideiussione per te, sappi che la sua posizione resta aperta. La legge fa salvi i diritti dei creditori verso i coobbligati, i fideiussori e gli obbligati in via di regresso. Liberare te non libera lui.
Poi c’è il dopo. Il decreto che concede l’esdebitazione fissa le modalità e il termine per una dichiarazione annuale sulle tue condizioni, e se non la presenti il beneficio viene revocato. Se entro tre anni dal decreto arrivano utilità che consentono di soddisfare utilmente i creditori, per esempio un nuovo lavoro ben retribuito o un’eredità, il debito torna esigibile. I finanziamenti, in qualsiasi forma, non contano come utilità. Per tre anni l’OCC vigila sulle dichiarazioni e, se trova utilità, con l’autorizzazione del giudice lo comunica ai creditori, che possono riprendere le azioni esecutive. I creditori possono anche opporsi al decreto entro trenta giorni dalla comunicazione.
Quando non conviene
Se hai un reddito stabile sopra la soglia o dei beni, anche modesti, l’esdebitazione del debitore incapiente probabilmente non è la tua strada, e conviene valutare con un professionista le altre procedure, come la ristrutturazione dei debiti del consumatore o la liquidazione controllata.
Non conviene nemmeno quando i debiti sono pochi e trattabili. Un accordo diretto con un solo creditore, anche con un piano di rate, costa meno e richiede meno tempo di una procedura davanti al giudice.
Ricorda anche che il beneficio si ottiene una sola volta nella vita. Usarlo per una situazione che si poteva risolvere con una trattativa significa non averlo più quando potrebbe servire davvero.
Infine, se nel tuo passato recente ci sono vendite di beni a familiari, donazioni o spese difficili da spiegare, parlane apertamente con chi ti assiste prima di depositare qualsiasi cosa. Sono le prime domande che ti verranno fatte.
Cosa puoi fare da solo
Puoi preparare quasi tutto il materiale. Fai un elenco dei creditori con l’importo che ognuno ti chiede, recupera le dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni e gli estratti conto, raccogli i contratti e le lettere ricevute. Fai un elenco delle vendite, donazioni e altri atti importanti degli ultimi cinque anni. Chiedi agli enti di riscossione e alle banche l’estratto della tua posizione. Con questo fascicolo in mano la prima consulenza sarà più breve e più utile.
Come possiamo aiutarti
Possiamo esaminare con te i documenti, dirti se la tua situazione rientra nell’esdebitazione del debitore incapiente e quali debiti resterebbero fuori. Se la strada non fa per te, te lo diciamo subito.
Studio Paternò, Pescara e Bergamo · 085 374220 · info@studiopaterno.com
Fonti
- D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14, Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, art. 283, commi 1, 2, 3, 4, 7, 8 e 9 (esdebitazione del sovraindebitato incapiente)
- D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14, art. 278, commi 6 e 7 (salvezza dei diritti verso coobbligati e fideiussori, debiti esclusi)
- D.Lgs. 13 settembre 2024, n. 136, art. 43, comma 2 (modifiche all’art. 283)
- Tribunale di Alessandria, decreto 11 febbraio 2026, R.G. n. 6/2025 (applicazione dell’art. 283 nel testo modificato dal D.Lgs. 136/2024)
