Quanto costa tenere in vita una holding: IVA, consolidato fiscale, bilancio e controlli?

Studio PaternòAggiornato al 31 ottobre 20267 minuti di lettura

Una holding S.r.l. ha costi annuali anche se si limita a possedere partecipazioni. Ci sono i diritti pubblici fissi, poco più di 500 euro l’anno, e poi contabilità, bilancio, adempimenti societari, banca e assistenza professionale. Il costo professionale cresce se la holding presta servizi alle società del gruppo, aderisce al consolidato fiscale o deve nominare un sindaco o un revisore. Il conto vero si fa sulla struttura del tuo gruppo, ma i punti che lo fanno salire sono sempre gli stessi e li trovi qui sotto.

Cosa paghi comunque

Il deposito del bilancio di una S.r.l. costa 65 euro di imposta di bollo e 62,50 euro di diritti di segreteria, compreso il contributo di 2,50 euro per l’Organismo italiano di contabilità, che è aggiornato ogni anno. Sono gli importi applicati nel 2026 dalla Camera di commercio Chieti Pescara. La tassa annuale sui libri sociali è di 309,87 euro se il capitale non supera 516.456,90 euro, e di 516,46 euro sopra questa soglia. Il diritto annuale della Camera di commercio, nella fascia minima di fatturato, è di 100 euro, che diventano 120 euro nelle Camere autorizzate alla maggiorazione del 20 per cento. In tutto sono circa 540-560 euro l’anno. Il resto è il compenso del professionista, che cresce con il numero di operazioni.

IVA: quando la holding la detrae

Una holding che si limita ad acquistare e detenere partecipazioni e a incassare dividendi non svolge attività economica ai fini IVA e non ha diritto alla detrazione. Lo ha ripetuto la Corte di giustizia UE con la sentenza del 16 luglio 2015 (Larentia + Minerva). Per questa holding l’IVA sulle fatture di commercialista, notaio e consulenti è un costo. Su 10.000 euro di spese sono 2.200 euro che restano a suo carico.

Il caso cambia se la holding interferisce nella gestione delle partecipate prestando servizi amministrativi, finanziari, commerciali o tecnici soggetti a IVA. Allora le spese di acquisizione delle partecipazioni rientrano nelle spese generali e l’IVA è in linea di principio detraibile per intero, salvo le operazioni esenti, per le quali vale il pro rata. Se la holding interviene nella gestione solo di alcune partecipate, l’IVA si detrae solo per la parte riferibile all’attività economica, con un criterio di ripartizione che rifletta l’imputazione reale delle spese.

Il punto debole sono i servizi infragruppo che esistono solo sulla carta. La Cassazione ha negato la detrazione quando la capogruppo fatturava servizi senza avere personale e mezzi per renderli (sentenza n. 22135 del 2013) e quando la società che pagava non provava che il servizio fosse reale e utile alla sua attività (sentenza n. 3599 del 2020). Servono un contratto scritto, un corrispettivo calcolato con un criterio e la prova di cosa è stato fatto, con report e verbali.

Consolidato fiscale: quando serve

Con il consolidato fiscale nazionale, articoli da 117 a 129 del TUIR, la holding somma redditi e perdite fiscali delle controllate e liquida un’unica IRES. Servono il controllo di diritto, cioè la maggioranza dei voti nell’assemblea ordinaria, e una partecipazione superiore al 50 per cento del capitale e degli utili, presente dall’inizio dell’esercizio. Le società devono avere lo stesso esercizio sociale. L’opzione si comunica con la dichiarazione dei redditi, dura tre esercizi e in quel periodo non si revoca. Alla scadenza si rinnova per altri tre esercizi, salvo revoca.

Conviene quando nel gruppo una società guadagna e un’altra perde. Esempio inventato: la società A ha un reddito di 100.000 euro, la società B una perdita di 40.000 euro. Con il consolidato l’IRES si calcola su 60.000 euro. Le perdite che le società avevano prima di entrare nel consolidato restano a loro e non si usano contro i redditi delle altre. Se tutte le società producono utili, il beneficio del consolidato è più limitato e va confrontato con interessi passivi, perdite pregresse, adempimenti e costi di gestione.

Interessi passivi della holding

Se la holding si è indebitata per comprare partecipazioni, gli interessi passivi si deducono fino agli interessi attivi e, per il resto, entro il 30 per cento del risultato operativo lordo (articolo 96 del TUIR). Il risultato operativo lordo è la differenza fra valore e costi della produzione, senza contare ammortamenti e canoni di leasing dei beni strumentali. Per una holding che non presta servizi è basso. Esempio inventato: debito di 1.000.000 di euro al 5 per cento, 50.000 euro di interessi, nessun interesse attivo, risultato operativo lordo di 20.000 euro. Si deducono 6.000 euro, gli altri 44.000 euro passano agli anni successivi. Nel consolidato l’eccedenza formata durante il consolidato si può usare se altre società del gruppo hanno una quota di risultato operativo lordo non sfruttata.

Revisore, anagrafe tributaria e titolare effettivo

La holding S.r.l. deve nominare un sindaco o un revisore se redige il bilancio consolidato, se controlla una società obbligata alla revisione legale, o se per due esercizi consecutivi supera almeno uno di questi limiti: 4 milioni di euro di attivo, 4 milioni di euro di ricavi, 20 dipendenti in media. L’obbligo cessa quando per tre esercizi consecutivi nessuno dei limiti è superato.

Le holding industriali, cioè le società in cui le partecipazioni in società non finanziarie superano la metà dell’attivo, devono fare le comunicazioni all’Anagrafe tributaria sui rapporti finanziari. La verifica si fa sull’ultimo bilancio approvato. Chi omette la comunicazione rischia una sanzione da 1.500 a 15.000 euro.

Il registro dei titolari effettivi delle Camere di commercio, a fine ottobre 2026, non è ancora operativo e si attendono i decreti per la riapertura. Quando riaprirà, la holding dovrà comunicare le persone fisiche che la controllano, anche attraverso la catena delle partecipazioni.

Nuovi numeri dal 2027

Dal 1° gennaio 2027 si applica il nuovo testo unico delle imposte sui redditi, decreto legislativo 19 giugno 2026, n. 117. Il consolidato nazionale passa agli articoli da 126 a 136, gli interessi passivi all’articolo 105. Il nuovo articolo 105 riprende la regola sugli interessi passivi descritta qui.

Quando non conviene

Se la holding possiede una sola società che guadagna, non presta servizi e non ha debiti, paga costi fissi e IVA indetraibile senza un consolidato da sfruttare. Confronta il costo annuo con il beneficio reale. Un primo confronto parte dall’ultimo bilancio, ma la convenienza richiede anche una previsione dei flussi e delle operazioni future.

Come possiamo aiutarti

Facciamo il conto per il tuo gruppo: costo annuo, IVA detraibile, convenienza del consolidato e comunicazioni dovute. Ti diamo un preventivo scritto per la gestione della holding. Se la holding non serve più, te lo diciamo.

Studio Paternò, Pescara e Bergamo · 085 374220 · info@studiopaterno.com

Fonti

  • Corte di giustizia UE, sez. II, sentenza 16 luglio 2015, cause riunite C-108/14 e C-109/14, Larentia + Minerva e Marenave, punti 18-33 e dispositivo
  • Corte di cassazione, sentenza 27 settembre 2013, n. 22135
  • Corte di cassazione, sez. V, sentenza 13 febbraio 2020, n. 3599
  • Artt. 117, 118, comma 2, 119, comma 1, lettere a) e d), e 120 D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR)
  • Art. 96, commi 1, 4, 5, 7 e 14, D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR)
  • D.Lgs. 19 giugno 2026, n. 117, artt. 105 e da 126 a 136 (S.O. n. 26 alla G.U. n. 132 del 3 luglio 2026)
  • Art. 2477, commi 2 e 3, codice civile
  • Art. 162-bis, comma 1, lettera c), TUIR. Art. 7, sesto comma, D.P.R. 29 settembre 1973, n. 605. Art. 10, comma 10, D.Lgs. 13 agosto 2010, n. 141
  • Art. 10, commi 1 e 1-bis, D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471, nel testo in vigore per le violazioni dal 1° settembre 2024
  • Art. 23 della Tariffa allegata al D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 641 (tassa annuale libri sociali)
  • Camera di commercio Chieti Pescara, pagina Bilanci societari (diritti di segreteria e imposta di bollo per il deposito)

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